giovedì 28 dicembre 2006

UFFA.

Sono di pessimo umore.



Giuro.



Un disastro.



Sono rientrata al lavoro ieri, odio il capo, non sopporto i miei colleghi, non tollero di essere qui.



Sono stanca, nonostante le feste (ho mangiato pochissimo, giuro). Ho il raffreddore e non mi posso prendere nemmeno l'aspirina.



In ufficio nonci sono altro che problemi, casini, fregature, pratiche complicate, obblighi, oneri e rotture di cazzo più genericamente dette.



Sono circondata da gente che o non sa che sono incinta (in ufficio) oppure mi guarda con aria sognante come se dovessi partorire domani, oh che bello, oh che gioia, oh che felicità. Oh, mica è figlio vostro!



Non so ancora se tutto è a posto.



Potrebbe non battergli il cuore, potrebbe essere aggrappato nel posto sbagliato, potrebbe avere una trisomia, potrebbe essere qualunque cosa. Alla mia età, non sarebbe poi così inusuale.



Mio marito fa finta di niente perchè non vuole abituarsi all'idea di una gravidanza, che almeno se poi succede qualcosa di brutto non ci rimane troppo male.



Grazie, molto gentile.



Nemmeno mi accompagna alla prima visita di controllo. Beh, meglio così. Faccio io. Preferisco essere sola.



Una donna non ha mica bisogno di "abituarsi" o "non abituarsi". E' li, il cosino. Come se ci fosse sempre stato.



Verso in uno stato semi vegetativo nel quale per la maggior parte del tempo non mi ricordo neppure di avere una gravidanza in corso (presunta, al momento, visto che la visita è oggi pomeriggio); non ho aspettative, non ho desideri, come se anche io non volessi farmi troppe illusioni, il che non è da me.



E essendo io attenta ai segni, questo atteggiamento mi spaventa perchè mi domando se il mio corpo non sappia già qualcosa che coscientemente io ancora non so, ma percepisco a qualche livello diverso.



Va bene, è paranoia.



Saranno gli ormoni.


 

venerdì 22 dicembre 2006


 


Tanti Auguri a tutti di Buon Natale


e mi raccomando... siate buoni...


(e non mangiate troppo!!!)










giovedì 21 dicembre 2006

MUSICAL


Siamo stati alla prima del musical Peter Pan agli Arcimboldi, con le musiche di Edoardo Bennato (praticamente tutto l'album di Sono Solo Canzonette + qualche altra cosuccia interpolata all'uopo)



Beh ho sentito commenti discordi, ma a me è piaciuto veramente molto.



Divertente, ironico, dissacrante, stravagante, con "inserti" di battute in chiave moderna che niente hanno a che fare con il romanzo originale ma che hanno suscitato la giusta ilarità, e i protagonisti che svolazzavano allegramente su e giù dal palco.



Pensato molto per i bambini, è una rappresentazione leggera ma curata, con ottime voci (ottime per me che sono profana, semmai un professionista potrebbe anche smentirmi...) e un vispo bimbetto sempre in scena, il più giovane e il più salterino di tutto il cast.



Parole di  particolare elogio per il Capitan Uncino e la sua ciurma di... beh come definirli? Diciamo che la cattiveria di questi tremendi pirati è stata rivisitata in chiave molto ma molto gaia...... (avete presente le danze svavillanti alla Cage aux folles?)



Coinvolgente al punto giusto, quando la povera Trilli beve la medicina avvelenata tutti i bambini sono saltati in piedi urlando "io credo nelle fate" e battando le mani... e ovazioni ancora all'ingresso tra il pubblico del Coccodrillo (io vi do il tempo, anzi: il tempo sono io!!) enorme e dondolante che ha fatto su e giù per la platea placidamente.



Insomma da vedere che abbiate figli o meno.



Se li avete, tenete presente che lo spettacolo dura oltre tre ore e che finisce ben dopo la mezzanotte.

martedì 19 dicembre 2006

DUNQUE, DICE:

Posizionare sotto il getto (!!) rivolto verso il basso.



Richiudere con il suo apposito cappuccio, e appoggiare in posizione orizzontale.



Attendere tre minuti.



Se sul riquadro dei risultati appaiono due righe rosa, il test è positivo.



Ora, giacchè le due righe rosa sono apparse dopo 3 secondi, non dopo 3 minuti, direi che non ci sono dubbi sull'esito....




:-D



A.

venerdì 15 dicembre 2006

SULL'ABOLIZIONE DEL PRESEPE

Leggo e sento le polemiche di questi giorni circa il fatto che alcune scuole hanno rimosso i simboli natalizi o soppresso le recite o che altro per rispetto ai bambini di altre religioni.



Sento perosne che si indignano e si infervorano, prechè si sentono "derubati" delle loro tradizioni, e la prima cosa che mi viene da dire è che queste sono le persone che si ricordano delle tradizioni solo quando c'è di mezzo il cappone e che non mettono un piede in chiesa durante l'anno manco a morire.



Non tutti, sia chiaro.



Ma molti.



Dopodichè, mi sembra anche (e sono consapevole di essere polemica) che le tradizioni derubate qui si liitino all'alberello, i canti, i regali e quant'altro,  senza un minimo di interesse per il vero significato del natale, ossia mistero della natività. In altre parole, non sono religiosi, ma semplicemente tradizionalisti.



Di nuovo, non tutti.



Ma molti.



Perchè è mia opinione di non-cristiana che il cristianesimo insegni la tolleranza, la misericordia e la carità, e non il contrario.



Si dice che siamo in un pase cattolico, che le radici sono cattoliche, che i crocifissi fanno parte della nostra cultura, ma nemmeno questo è vero. L'italia non è un paese cattolico, ma uno stato aconfessionale. La nostra cultura è "anche" cristiana, ma non tutta. E le radici sono pagane, non cristiane.



Quand'anche queste persone fossero nel giusto e corretta fosse la posizione di coloro che sostengono che qui siamo in Italia e se gli stranieri si sentono a disagio pace, dopotutto sono loro che sono venuti in casa nostra, considerazione bisognerebbe avere a parer mio per il fatto che non stiamo parlando di adulti ma di bambini, che come tali vanno tutelati e non buttati nel mezzo di una disputa che non appartiene loro.



Non concordo con l'abolizione delle recite natalizie, ma se qualche maestra ha giudicato di proteggere in tal modo i suoi alunni, probabilmente avrà avuto le sue ragioni. Sono bambini.



Dette queste poche parole polemiche.... :-) passo a esprimere il mio pensiero in argomento (so che tutti fremete sulla seggiola per l'impazienza di conoscerlo.....ahah)



Mio figlio fa la prima elementare, nella sua classe ci sono 6 bambini stranieri. Qualcuno (incluse le maestre GRRR) dice che gli stranieri rallentano il processo di apprendimento della classe perchè fanno più fatica (dopotutto per loro l'italiano è una lingua straniera), ma io sono contenta invece che ci sia una presenza "extracomunitaria" in classe. I bambini si conoscono, si confrontano, imparano a convivere. La considero una opportunità, non un ostacolo. Se leggeranno a febbraio invece che a gennaio, e che sarà mai! Diciamo che dipende da cosa vogliamo considerare più importante.



Più che togleire i crocefissi, io nelle scuole metterei anche tutti i simboli delle religioni dei bimbi stranieri. Questa sarebbe una grande occasione per permettere ai piccoli di conoscere l'"altro da se" e apprezzarlo invece di temerlo, prima che la piaga dell'intolleranza colpisca anche i nostri figli come ha colpito noi e i nostri genitori (in senso lato, naturalmente). Vedrei bene una parete con crocefisso, stella di David, Mezzaluna islamica e quant'altro, e vedrei bene le maestre spiegare al cadere delle principali festività di ogni religione il significato, le tradizioni, e le motivazioni legate ad ognuna.


 


Credo che l'intolleranza e il razzismo si combattano solo così, cominciando dai bambini, che cresceranno senza inutli orpelli di sospetto per la testa e potranno, forse, un domani,  davvero costruire una società migliore.

giovedì 14 dicembre 2006

RIVELA IL TUO NOME VERO...

Per tutti gli appassionati dell Signore degli Anelli e non, per tutti quelli che credono negli elfi e per chi si sente guerriero o hobbit...



un gioco simpatico per conoscere l'inconoscibile di voi stessi.



Cliccate QUI e fatemi sapere!!



Buon divertimento :-)



Luthien Numenesse (altrimenti nota come Rosie Posie Bolgeri)



lunedì 11 dicembre 2006

BABBO NATALE & Co.

Eh vabbè, prendetemi tutti in giro!!


Mio figlio crede ancora a Babbo Natale. Quando in ufficio l'hanno saputo, è stato tutto uncoro di "ma cooooomeee??? alla sua etàààààà????".


Oh, il pargolo ha 6 anni, mica 30!


Crede fermamente in Babbo Natale al punto che lo difende a spada tratta con i suo compagni di prima elementare che invece conoscono già la crudarealtà della vita. E crede anche al Topino dei Denti (venerdì è arrivato il secondo soldino), al punto di preoccuparsi che il magico roditore abbia sufficienti appigli per arrampicarsi a dovere sul suo lettino.


E crede alla Befana, che lo riemipie regolarmente di dolcetti che poi mangio io (al contrario di me, non è affatto goloso, se escludiamo il cioccolato). Quando aveva 3 anni lo preoccupava il fatto che questa vecchina bruttarella lo raggiungesse in camera sua nottetempo per riempire la calza appesa alla maniglia della porta... ma fortunatamente lei gli ha scritto una letterina molto tranquillizzante (!!!) e ora tra loro è un idillio che dura 365 giorni l'anno.


Altre cose in cui crede sono i draghi, gli unicorni, le fate e i folletti, perchè la sua magica mamma gli ha detto che non tutte le cose che esistono devono vedersi per forza e che per il semplice fatto che ne lui ne io abbiamo mai visto un unicorno bianco questo nn deve necessariamente significare che non esista. Dopotutto, non vediamo neanche Giove, Urano, Plutone... ma sono li.


E crede che non tutte le streghe devono essere necessariamente cattive.


E crede che quando una persona muore, il suo spirito continui a vivere nel cuore delle persone che ha amato. E crede anche che una persona non è necessariamente peggiore solo perchè è "diversa" dalla maggioranza. Crede che le persone sono persone, al punto che quando si è innamorato perdutamente all'asilo di una bambina cingalese, non si era nemmeno "accorto" che fosse di pelle scura.


E che male c'è nel credere a Babbo Natale?


Quello che stiamo offrendo ai nostri figli è un mondo tremendo e crudele, dove le persone vanno al mercato e vengono dilaniate dalle bombe, dove le bambine cattoliche non possono andare a scuola in una città protestante senza scorta, dove le mamme impazziscono e uccidono i loro neonati, dove bambini di 10 anni invece di andare in classe imbracciano un fucile.


Un po' di magia, nel cuore di mio figlio, io la rivendico, la rivendico con tutta la forza di cui sono capace.

mercoledì 6 dicembre 2006


QUANDO NOI CI LASCIAMMO



Quando noi ci lasciammo
In silenzio e in lacrime,
Spezzato a mezzo il cuore
Nel doverci dividere per anni,
La tua guancia divenne fredda e pallida
E più freddo il tuo bacio;
Quell’ora veramente fu presagio
Del dolore di questa.


La rugiada dell’alba
Scese gelida sopra la mia fronte:
Io sentii come il monito
Di ciò che sento ora.
Son spezzati i tuoi voti,
Hai fama di volubile:
Sento dire il tuo nome
E ne divido l’onta.


Chi innanzi a me ti nomina
Suona a morto al mio orecchio;
Un brivido mi scuote:
Perché eri tanto cara?
Essi non sanno che ti ho conosciuta,
Che ti ho conosciuta troppo bene:
A lungo a lungo avrò di te un rimpianto
Troppo profondo a dirsi.


C’incontrammo in segreto: in silenzio
Mi dolgo che il tuo cuore
Possa avermi scordato,
Tradito la tua anima.


Se dovessi incontrarti
Dopo lunghi anni,
Come salutarti?
Con silenzio e con lacrime.


 


Lord Byron

martedì 5 dicembre 2006

ECCO, E' QUESTA.

BROKEBACK


Ieri sera ho visto il film più triste e più poetico di tutto l'universo-mondo (espressione rubata al 6enne).


I Segreti di Brokeback Mountain è una storia d'amore e di sacrificio profonda e coinvolgente, bellissima, meravigliosa.


I due protagonisti sono gay, lo sanno tutti. E' la storia di come, durante un arco di tempo di 20 anni, i due sono riusciti a mantenere vivo il loro amore e la loro passione, nonostante la vita "reale" di ognuno dei due comportasse moglie e figli. E' la storia di una passione vera contro la vita convenzionale.


E' la storia anche della disperazione di sapersi senza futuro e senza speranza, e di come si possa mantenersi vivi restando aggrappati a quei pochi giorni di silenzio e pace nel mezzo di una vita confusionaria e chiassosa.


Riesco a stento ad immaginare la disperazione che si deve provare sapendo che il proprio amore non ha futuro. Cosa si prova rimanendo li, a guardare qualcuno che se ne va, non sapendo se lo rivedrai mai, o quando, o cosa succederà nel futuro. Cosa si prova a non avere alcuna speranza?


Mi sono immedesimata in JAck, il più esuberante e sicuro dei due, che avrebbe voluto sfidare le convenzioni sociali e vivere con il suo amore, e anche in Ennis, più schivo, più timoroso della propria stessa natura, ma comunque passionale, anche dopo 20 anni, rabbioso quasi nel rivendicare l'unicità del suo rapporto con Jack. E disperato, per aver dedicato la sua vita a un uomo con il quale non poteva stare alla luce del sole, mandando in rovina il suo matrimonio e il rapporto con le sue figlie.


E alla fine? Niente, una morte improvvisa, assurda nella sua assoluta normalità, e il sapore in bocca di una vita buttata senza poter mai essere felici, se non in quei pochi giorni a Brokeback. La scena in cui Ennis abbraccia la camicia del suo compagno che se n'è andato, piangendo, il momento in cui la tutta consapevolezza gli cade addosso, il momento in cui davvero lui sa che non lo rivedrà mai più... Dio, un pugnale nel cuore.


E la poesia di quegli sguardi e di quei paesaggi...


Ohmmamma.


A.

giovedì 30 novembre 2006

SONO PROPRIO INCAZZATA.

Va bene, adesso sono incazzata.



Vabbè che va di moda "mimandaraitre" affini e confini, vabbè che i poveri consumatori maltrattati dalle aziende brutte e cattive fanno audience, ma ci sono dei limiti di decenza che dovrebbero essere rispettati.



Lavoro per una società - diciamo - di servizi. Gestiamo tra una cosa e l'altra qualcosa come un migliaio di clienti ogni giorno.



Ogniqualvolta qualcosa va storto, anche per colpa non nostra ma dei clienti, devo sorbirmi tonnellate di insulti a base di "eh lo so io voi cosa combinate" "eh voi fate i furbetti" e via di seguito per terminare esplicitamente con truffatori, imbroglioni ecc ecc ecc.



Questo, quando ci dice bene.



Quando ci dice meno bene, chiamano direttamente Valerio Staffelli che di mestiere fa l'inchiodatore di gente su croci più o meno adatte all'uopo (e non mi dilungo sull'opinione che ho sul suo e su altri programmi del genere).



E ovviamente (ovviamente??) davanti a una pubblicità negativa di tal portata, ci si mette bel belli a 90, che si sia in ragione o in torto, perchè il danno di immagine va minimizzato.



Ora io mi dico. Mi faccio un cu... così da 6 anni, io e quelli che lavorano con me, siamo un'azienda nuova, nata da niente e ci siamo rosicchiati la nostra posizione sul mercato. Siamo persone, non macchine. Gestiamo un mucchio di roba ogni giorno, un mucchio di milioni di euro al mese, sbagliamo? certo che sbagliamo, capita, siamo umani. Un errore non significa intenzione di fregare qualcuno. Punto primo.



E punto secondo, quando abbiamo ragione da stravendere, dobbiamo ancora chinare la testa al potere dei media, e non possiamo far valere le nostre ragioni perchè il coltello dalla parte del manico ce l'ha chi parla  male di te e non si preoccupa di smentire anche quando sarebbe il caso.



Ti disfano pezzo per pezzo, e poi ti rimetti insieme da solo.



Mi verrebbe da chiedere a questi signori che si piccano di essere consumatori che conoscono i propri diritti e che gabibbano a destra e a manca, che cazzo di lavoro fanno, e se non sbagliano mai, e se sono senza peccato, visto che amano così tanto scagliare pietre.



Ma un bel vaffanculo lo vogliamo dire?


martedì 28 novembre 2006

IL GIOCO DI ENDER



Avete presente quando un libro vi parla in una lingua che solo voi potete capire, e per quanto vi sforziate non riuscite a trasmettere le vostre emozioni con la voce, perchè non le potete esprimere? E vi guardano con l'aria di chi pensa "ooh ma dai è solo un libriccino... e di fantascienza per di più", e voi non riuscite ad esprimere le cose come vorreste?



E' quello che capita a me con Ender's Game.



Questo libro l'ho letto diverse volte. Qui è nella sua versione inglese, perchè in italiano è piuttosto difficile da trovare. E' l'edizione che ho io, le cui pagine sono consunte, ingiallite, stropicciate, ma vive e vitali come poche altre al mondo.



La storia? Beh, si tratta di un libro di fantascienza, a prima vista. La Terra si prepara ad un attacco da una potenza aliena, una Scuola di Guerra viene allestita in orbita, al fine di prendere giovani e giovanissimi studenti con doti non comuni e di trasformarli attraverso un severo addestramento nei comandanti che combatteranno per la salvezza del pianeta. E di trovare tra di essi  "IL" comandante supremo, colui che guiderà la flotta intera, che - costi quel che costi - sconfigga il nemico. Questo comandante designato è Andrew Wiggin, detto Ender.



La meraviglia di questo romanzo risiede tutta nel personaggio di Ender.


 


Lui ha solo 6 anni quando la sua avventura alla Scuola di Guerra inizia. E' intelligente, brillante, veloce, capace di tattica e strategia, ma è anche un ragazzino dolce ed empatico, il cui unico affetto è costituito da sua sorella Valentina, e il cui più grande terrore è di essere come suo fratello Peter, brillante quanto lui, ma con tendenze crudeli e omicide troppo spiccate per poter essere accettato alla Scuola di Guerra.



A costo della propria infanzia e della propria serenità, Ender diventerà quel comandante.



La sua empatia lo porterà a saper prevenire le mosse dei suoi nemici, ma anche a comprenderli a fondo a tal punto da amarli... prima di distruggerli. E questo dualismo distruggerà Ender.



Ender è così vero, così reale da non poter far altro che amarlo. Ti coinvolge al punto di farti piangere con lui, gioire con lui, temere con lui, lavorare con lui, essere stanco e distrutto con lui. Non c'è redenzione per Ender, è un distruttore, un assassino, un genocida, perchè questo serve alla razza umana per restare in vita (o almeno, così gli fanno credere). Ma lui, nel suo profondo, nel suo animo, si augura di essere al posto degli sconfitti e di poter morire al loro posto, pur di non provare più tanto dolore.



Leggetelo, leggetelo!! Non soffermatevi sulla storia, ma sentite Ender. Non lo dimenticherete più.


 


A.

lunedì 27 novembre 2006

MADRE, MADRE...

Quando la Luna rischiarerà di nuovo il cielo

 

Allora una fiammella arderà in Suo onore.

 

E forse la Coppa sarà nuovamente ricolma,

  

Come da tempo auspico e domando.

 

Ma... i desideri sono così flebili a volte, così ingannevoli... ogni Donna sa che deve porre attenzione a ciò che desidera. Ogni Donna sa che non sa tutto. Ogni Donna sa che desiderare è una medaglia con due lati.

 

Mi affido a una Saggezza più grande della mia, che vede e conosce cose che io saprò soltanto - forse - alla fine del mio cammino.

  

Non tutti i desideri sono da esaudire. Colei che Sa vede più chiaramente di me. 

Non sempre il Suo parlare è immediatamente chiaro... ma Lei non sbaglia, e non consola chi lo fa.

 

E se io sbagliassi ora... lo comprenderei solo quando sarebbe ormai  troppo tardi.

 

Madre, Madre...  cos'è questo cuore in bilico che mi hai donato?

 

venerdì 24 novembre 2006

VIOLENZA SULLE DONNE

E' di ieri sera la notizia che i "molestatori" che sembrano tanto attivi ultimamente non sono estranei per le donne molestate ma nella maggior parte dei casi conoscenti, amici, famigliari. Ovvero una donna è più sicura la notte sola nel bosco che tra le pareti domestiche. E già qui mi verrebbe da chiedere dove sia la novità.


Ma quello che mi lascia perplessa è qualcos'altro.


Ossia: ma quanto siamo noi stesse co-responsabili delle violenze che subiamo? (e dico responsabili, non colpevoli!)


Ora, non mi saltate addosso tutti insieme. Non sono tra quelle che pensano che le donne meritano la violenza perchè vanno in giro in minigonna o con camicie scollate. Ci mancherebbe.


Però nella cronaca di questi giorni, se si vedono molestatori e violentatori sempre più audaci, si riscontrano anche donne sempre più ingenue, sempre più disattente, sempre meno in grado di capire chi hanno davanti.


Mi domando perchè.


L'altro giorno una madre ha mandato la figlia tredicenne dritta in bocca al lupo perchè lui potesse fare un rito magico maya - per il quale serviva una vergine - al fine di far ottenere alla madre e figlia in questione una assegnazione alle case popolari. Perchè non sono scattati i campanelli di allarme nella testa di questa donna, di questa madre, che ha invece allegramente comprato i biglietti del treno per la vittima del rito?


Perchè non siamo più capaci di intuire, di vedere "dentro", di capire davvero le cose che accadono? Cosa abbiamo perso, cosa ci manca? oh, la risposta non è difficile, vero?


Le molestie sul lavoro. Ora, una manata sul sedere ci sta, io dico che chiedere è lecito - anche se il modo non è certo dei migliori. Se la risposta è no e se la mano si ritira, fine della storia. Se arriva la seconda manata, allora per quanto mi riguarda quella mano dovrebbe essere messa nelle condizioni di non poter mai più dare la terza. MAI più. Perchè no è no. E invece quante donne accettano? Perchè lo fanno? Soffrono, e non parlano. Perchè? PErchè hanno perso il rispetto di se stesse al punto da farsi usare? E' solo per avere un lavoro, o una promozione? o c'è di più?


Non voglio certo deresponsabilizzare i molestatori, ma perchè non siamo più in grado di tenerli a bada? Voglio dire, se uno ti prende e ti pesta e poi ti violenta, insomma, c'è poco da fare. Ma spesso la violenza è subdola, strisciante, ripetuta, e basterebbe un occhio attento o una parola al momento giusto a placarla.


E poi ho anche la sensazione che se il sesso fosse trattato meno come un tabù tremendo (e non facciamo finta che non sia più così...) e se si evitasse di caricarlo di valenze che francamente non ha, si raggiungerebbero due risultati:


1. ci sarebbe meno gente in giro probabilmente propensa ad usare il sesso per scopi diversi dal piacere e dalla procreazione (e parlo sia dei molestatori che delle molestate)


2. molti atteggiamenti magari volgari o magari maleducati non finirebbero sotto il nome di "molestie sessuali" e schiere di ragazzine palpeggiate dai coetanei eviterebbero interminabili sedute di psicoterapia.


Parlo per esperienza personale. Io NON ho MAI subito violenza. Quando avevo 11 anni, un gruppo di miei compagni di classe, capitanati da uno che toccava il sedere a tutte, mi hanno inseguita all'uscita di scuola. Qualcuno mi ha tenuta ferma mentre questo ragazzino mi ha infilato le mani sotto la camicetta, spiegandomi anche con prosa alata quali intenzioni gli sarebbe piaciuto portare a compimento su di me con il suo "coso". Ebbene? Ripeto, io NON SONO MAI stata violentata. Questo episodio non mi ha fatto crollare, piangere, disperarmi,  non mi ha provocato traumi ne temporanei ne permanenti, non ha compromesso il mio futuro rapporto con gli uomini ne la mia futura vita sessuale. Ho semplicemente assestato qualche bel calcione negli stinchi e me ne sono tornata a casa, come tutti i giorni. La mattina dopo eravamo tutti amici - e peraltro con questo scaltro ragazzino sono rimasta molto amica anche in seguito, per tutte le medie, fino a quando si è trasferito.


Ebbene, certo, non è un comportamento giusto da tenere. Ma tra qui e farne una tragedia ce ne corre. L'altra sera al telegiornale ho sentito di una ragazza di 13 anni che aveva avuto la stessa identica esperienza. Era in mano a non so più quanti dottori e psichiatri, e i ragazzi erano stati arrestati. Ho pensato al me stessa ragazzina,  e mi sono posta delle domande. Prechè siamo tanto "mentalizzati" sul sesso da far si che una cosa del genere, che certo non è innocente ma nemmeno criminale, movimenti schiere di dottori per confortare la vittima che magari, se non avesse avuto tanti psichiatri intorno, avrebbe semplicemente scrollato le spalle come ho fatto io? Perchè certo, ci devi fare i conti. Ma a 13 anni hai gli strumenti per fare i conti con i tredicenni. O meglio devi averli. A meno che gli adulti accanto a te siano i primi a non aver strumenti del tutto.


Perchè oggi, dopo 25 anni, una ragazzina toccata da un coetaneo - o anche da più di uno -  si sente violentata? Cosa stiamo insegnando ai nostri figli? Che chi tocca muore? Li stiamo rendendo più deboli invece che più forti, maschi e femmine, ognumo a suo modo.


I maschi, perchè non sanno più relazionarsi, vogliono tutto e subito, non hanno idea di cosa sia l'emozione, l'attesa, l'affetto. Le femmine perchè continuiamo a far sognare loro il principe azzurro e non le aiutiamo a mettersi in guardia dai lupi cattivi ne a distinguere tra lupi veri e lupi senza denti.


Lo stesso vale per le molestie che avvengono dentro la famiglia. si possono accettare compromessi per il bene "comune" della famiglia, ma quando il compromesso non basta più, quando si passa alla violenza vera e propria, le donne spesso mancano del coraggio per uscirne. Perchè mai? PErchè mai trovano più facile sopportare che prendere il controllo della propria vita?


Ora, io non mi sogno nemmeno di entrare nella tragedia di tutte quelle donne che vivono o hanno vissuto una violeza senza riuscire ad evitarla. Non sto giudicando, spero sia chiaro. Ma la risposta a queste domande secondo me è molto più nella psiche delle vittime che in quella dei molestatori. Ed è su esse (vere o potenziali) che bisognerebbe lavorare.


Parere personale


A.


 

martedì 21 novembre 2006

UNA GIORNATA DI SPORT VERO.

Beh dopo il mio ultimo pessimistico messaggio, stavolta ho voglia di raccontare qualcosa di bello.


Domenica c'è stata una gara di judo. Il mio cucciolo ha cominciato quest'arte l'anno scorso, è ancora cintura bianca ma a sentire il suo maestro, promette (è uno che non molla mai...). Era la sua prima esperienza di competizione "vera". Ha vinto, ma il punto non è questo.


L'arbitraggio degli incontri aveva carattere educativo, pertanto non ci sono stati episodi di competitività esasperata o di scorrettezze neanche tra i ragazzi più grandini con cinture più alte.


L'organizzazione è stata tale per cui tutti i bambini (erano + di 200) hanno fatto almeno 3 incontri; tutti sono stati premiati con una medaglia (grossa come un DVD!) e le medaglie erano tutte uguali, senza indicazioni se si riferivano a un primo a un secondo o a un terzo posto. Le società hanno ricevuto una coppa, ma non sulla base dei risultati delle gare, bensì sulla base del numero di iscritti alla competizione.


I maestri giravano per i tatami incoraggiando i loro atleti. I più piccoli (soprattutto) sono stati riempiti di applausi e complimenti anche quando hanno perso. Consigli sono stati dispensati a tutti durante i combattimenti e a nessuno è stato negato un "bravo" anche dopo una sconfitta.


Ho visto più di un maestro confortare e abbracciare un bambino scoraggiato dalla sconfitta, per rimandarlo sul tatami col sorriso per l'incontro successivo.


Tutti si sono divertiti e alla fine anche la schiera di "terzi posti a parimerito" era eccitata e felie e fiera della medaglia scintillante.


Ad un certo punto lo speaker ha annunciato "l'incontro clou della giornata". Nel silenzio generale sono scesi sul tatami centrale due bimbi di 3 anni, per mano, con un sorriso spalancato di quelli che da adulto ti provocherebbe la lussazione della mascella. Si sono esibiti in un "incontro" che era più che altro una danza, una serie di manine e piedini arrotolati non si sa dove fino all'inevitabile scroscio di applausi finale.


I bambini sono andati tutti via felici, anche se avevano perso; il giorno del primo allenamento successivo alla gara, il maestro ha complimentato tutti in palestra, e ha indicato ad ognuno dove era stato bravo e dove avrebbe potuto migliorare.


Una giornata di vero sport. Al punto che mio figlio - che è un ragazzino tutto sommato competitivo a cui piace vincere - ha dichiarato candidamente che se è stato bravo, è stato merito dei suoi maestri che gli hanno dato buoni consigli mentre combatteva.


Cosa voglio di più?

venerdì 17 novembre 2006

CRONACA

La mattina prendo la metropolitana e leggo i quotidiani free press che vengono distribuiti a Milano.


Alle 8.40 stamattina avevo già fatto giornata..


Prima notizia: il proseguimento di quanto appreso negli scorsi giorni sulla scuola Stainer di Torino in cui alcuni adolescenti hanno maltrattato un compagno disabile. I ragazzi sono stati sospesi, tutti si interrogano e bla e bla e bla.


Seconda notizia: la professoressa di matematica sorpresa in una scuola di milano in atteggiamento inequivocabile con alcuni studenti adolescenti, sembra ora che avesse addosso dei lividi belli grossi. Si valuta quindi l'ipotesi che sia lei la vittima della situazione e non la carnefice come era stata subito considerata (sbatti il mostro in prima pagina). Confesso che il mio primo pensiero giorni addietro quando la notizia della "prof a luci rosse" ha cominciato a circolare è stato "ma pensiamo davvero che un adolescente abbia bisogno di essere traviato per fare del sesso a 15 anni??"


Terza notizia: in provincia di Enna, nell'ambito di una indagine per l'omicidio di un tredicenne, è stato rinviato a giudizio un ragazzo di 15 anni, accusato non dell'omicidio in se,  ma di violenza sessuale.


Quarta notizia: una violenza sessuale di gruppo, in Svizzera (in SVIZZERA!!!), da parte di vari adolescenti nei confronti di una compagna di scuola.


Quinta notizia: arrestato un parroco per abusi sessuali su una ragazzina di 15 anni (in sacrestia!) a Napoli. Un prete che già nel 1995 era stato condannato per reati sessuali (e che cazzo ci faceva in giro??)



Tutte notizie che coinvolgono "i nostri giovani" e soltanto una, l'ultima, in veste di vittima.


 


Due considerazioni e una domanda.



La prima: ci scandalizziamo tutti tanto quando viene portato in evidenza il fatto che i ragazzini hanno pulsioni pari a quelle degli adulti, sia che si tratti di violenza sia che si tratti di sesso. Ho la netta sensazione che si stia cercando da una parte di allungare artificialmente il periodo della vita considerato "infanzia" (minorenne non vuol dire bambino, e a 15 anni tutto si è meno che infanti); dall'altra, una volta stiracchiato questo periodo e messa la sua bella etichetta sopra, vogliamo in tutti i modi considerarla un'età "dell'oro" di purezza e innocenza - secondo canoni morali peraltro discutibili - e che il fatto di ammettere che un 15enne faccia del sesso consenziente sconvolga le coscienze benpensanti molto più di quanto non faccia un 15enne che gambizza un compagno paraplegico.



La seconda (fin troppo facile): ci siamo tanto affrettati a biasimare e puntare il dito contro la prof che faceva sesso con ragazzi, e poi lasciamo in giro gente - e preti per di più - già condannati per reati sessuali pedofili a far danno coperti dall'omertà e dal potere della chiesa. 


La domanda: non avete la sensazione anche voi di vivere in un fumetto di Nathan Never?


 

mercoledì 15 novembre 2006

UOMINI E DONNE

Dunque, capita che in questi giorni ho alcune amiche diciamo "perplesse" sulla questione della relazione uomo-donna.


Prendo spunto da una collega, il cui fidanzato (che ha 10 anni + di lei il che ne fa un uomo di mezza età o quasi) è rimasto piantato con la macchina in mezzo alla strada per un guasto. A 30 km da qui. Cosa spinge quest'uomo a chiamare lei in panico per chiederle cosa debba fare? Lei che è in giro coi mezzi, che non può raggiungerlo se non tra un'ora, che ha 10 anni di meno e che sta a 30 km da lui? Perchè non se la sa sbrogliare da solo?


Altre amiche lamentano continuamente che i loro uomini mentono, eludono, scappano.


Le amano ma non lo ammettono.


Le amano ma non vogliono prendersi responsabilità.


Le amano ma le annullano, assorbendo poco a poco la loro vita, intelligenza, creatività per relegarle in un ruolo non loro. Che vogliono Biancaneve per moglie, tutta torte e canzoncine, senza un briciolo di autonomia o di cervello.


Uomini che tradiscono senza pudore, uomini con la maturità emotiva di mio figlio che ha 6 anni. Uomini che sono talmente pieni di seghe mentali (si può dire seghe mentali? ormai l'ho detto... 2 volte) da non sapere più da che parte voltarsi per capire ciò che provano. Non parliamo di esternarlo.


Uomini in un modo o nell'altro deboli (anche chi eventualmente picchia una donna lo è!), impreparati a gestire la complessità femminile, sminuiti - così si sentono - davanti a una donna intelligente, che sa quello che vuole. Uomini che hanno bisogno che una donna abbia bisogno di loro per sentirsi virili.


Per sentirsi "uomini veri".


E dall'altra parte, donne che non vogliono più scendere ad alcun tipo di compromesso, che non accettano la minima negazione, che vogliono tutto e subito, che fagocitano il loro uomo piuttosto che affiancarlo. Che recitano in molti casi la parte della madre castrante (tu non vali niente, tu non guadagni abbastanza, tu non sei un padre adeguato!), oppure della piccola fragile principessina dolce e disponibile (non posso stare senza di te, non posso vivere senza di te, senza di te non sono niente, ti prego non lasciarmi), che altro non è che il rovescio della medaglia, solo un altro sistema di controllo.


Donne e uomini che fanno fatica ad essere se stessi e a trovarsi allo stesso tempo. Relazioni che devono privilegiare uno dei due, perchè tutti e due insieme non riescono ad andare avanti. Il rispetto dello spazio dell'altro è perso, la prevaricazione prevale.


Donne che accettano - ma recriminano


Uomini che pretendono - ma tremano.


Cosa c'è che non va?


Secondo voi, uomini o donne che siate, cosa diavolo c'è che non va in tutto ciò? Dov'è il punto che mi sfugge per capire questa schifosa dimamica?

OOOHH......

Ciao


Che emozione vedere che siete venuti a trovarmi anche durante questa mia lunga assenza...


Una odiosissima influenza che mi ha tenuta quasi due settimane a casa. E visto che ho recentemente rottamato il mio pc personale......... sono stata fuori dal giro per un sacco di tempo.


Grazie, siete davvero gentili.


Baci a tutti e a presto


A.

martedì 31 ottobre 2006

HALLOWEEN?

Stanotte è la notte di Halloween.


Halloween deriva da All Hallows Eve (con alcune varianti), la vigilia di ognissanti. E' la cosiddetta notte delle Streghe, dove i veli tra i mondi si assottigliano e la magia diventa palpabile nel mondo.


La vera origine di questa festa è antichissima. E' conosciuta nelle tradizioni celtiche come Shamain, ma in Italia la chiamiamo semplicemente "la calenda". E' l'inizio del nuovo anno.


E' il tempo in cui la notte è più lunga del giorno, segnata dal sorgere delle Pleiadi nel nostro cielo.  E' conosciuta anche come festa dell'ultimo raccolto; tutto quanto rimaneva nei campi da questo momento in avanti non era più utilizato, ma veniva lasciato come offerta agli Dei.


E' il tempo in cui la Dea lascia il posto al suo Consorte, il Dio dell'inverno e del freddo che dominerà fino a Primiera, il 21 marzo. Essi si scambiano lo scettro, la natura si spoglia e la Dea scende nel mondo del Signore per diventarne Regina, oscura e potente, nelle sue vesti di terribile maga e strega. Il seme riposa sotto la terra e sotto il gelo, apparentemente morto, ma vitale ed in attesa di risvegliarsi e di germogliare a nuova vita, come sempre accade, nell'incessante procedere della ruota.


Questi sono i giorni della riflessione interiore, dei "bilanci" diremmo oggi, delle valutazioni di quanto abbiamo compiuto durante l'anno trascorso. E' il tempo che ci aiuta a tagliare le foglie e i rami secchi della nostra vita, come la natura fa con le piante, per rigenerarci, per essere pronti anche noi a rinascere fortificati senza inutili orpelli che appesantiscano l'iniziare del nuovo ciclo.


E' un tempo difficile. Il tempo in cui "i nodi vengono al pettine".


Ingannare gli Dei con false sicurezze non è di grande aiuto, perchè Essi ci presenteranno il conto, con il prossimo raccolto. Se seminiamo male (l'arroganza, la falsa sicurezza, il sotterfugio o la scarsa attenzione attorno a noi), ben scarso sarà quello che raccoglieremo.


Magicamete, la tradizione vuole che nella notte della Calenda si praparino e si consacrino le candele da usare per i rituali durante tutto l'anno entrante; si spazza la soglia di casa (con una scopa di saggina!) per simboleggiare l'eliminazione del vecchio, della polvere, e il nuovo inizio. Si possono lasciare sui davanzali delle candele accese - per illuminare la via agli spiriti - o aggiungere qualche posto a tavola o intorno al fuoco per gli "ospiti invisibili".


Buona festa a tutti.


 


 

venerdì 27 ottobre 2006

Di come una storia viene cancellata

Immagina di avere 14-15 anni.

Sei una bella e giovane ragazza ebrea, osservi la legge, vivi coi tuoi genitori (o con degli zii) in un piccolo paese della Palestina. La tua famiglia non è ricca, ma conosciuta e comunque benestante. La tradizione famigliare dice persino che la tua discendenza è nobile, reale. Si può forse farla addirittura risalire alla stirpe di Davide, ma non attraverso Saolomone (il figlio di Davide che fu re), bensì attraverso suo fratello, figlio anch’esso di Davide e della concubina reale Betsabea. La tua vita scorre tranquilla, normale. Fili, attingi l’acqua, rispetti le regole del Tempio.

Ti chiami Miriam.

 

La Palestina è una terra occupata. I romani vi sono giunti una cinquantina d’anni prima della nascita di Miriam e non se ne sono più andati. Hanno riconosciuto legittime le pretese al trono di Erode, che non ha alcun diritto di regnare, e hanno riempito le città e i paesi di guarnigioni. I soldati sono tanti, sporchi e rudi. Si fanno ben pochi scrupoli con la popolazione locale. Ce n’è uno in particolare, che forse si chiama Abdes Pantera. E’ di origine ebraica, ma è diventato cittadino romano grazie al servizio militare. Forse Miriam è attratta da questo soldato. Dopotutto è rozzo e sudicio, ma almeno è giovane. Lei invece è promessa ad un uomo molto più vecchio di lei. Forse invece viene aggredita in un vicolo, al ritorno dal pozzo. Nessuno lo sa. Ma Miriam si trova incinta.

 

Il suo fidanzato ne resta sconvolto. Le malelingue iniziano a tessere la loro tela, Yosef vuole ripudiarla. La legge lo consente, Miriam è adultera. Ma infine cambia opinione, e la sposa ugualmente. Non la tocca, la rispetta fino alla nascita del bambino che non è suo, e lo adotta. Gli impone il nome di Yeshua ben Yosef. Lui è vecchio l’astinenza sessuale non deve costargli grande fatica. La documentazione pervenutaci è ricca di velate allusioni (ed anche insulti) a questo Yeshua per la sua dubbia nascita

 

Fatto è che Miriam partorisce altri 6 figli dopo Yeshua, 4 maschi e due femmine. I loro nomi sono Giacomo, Ioses, Giuda e Simone. Le figlie forse Maria e Salomè.

Non sappiamo se questi 6 siano figli di Yosef. Yosef probabilmente è morto senza avere una discendenza. Stando alla legge del Levirato, Miriam avrebbe dovuto sposare il fratello del marito, per assicurare che il suo nome venisse perpetuato. E forse sposa Caifa, fratello di Yosef, che le da i 6 figli citati, e il primo è conosciuto come figlio di Yosef.

 

E’ pobabile che anche Caifa fosse molto vecchio. Forse è morto anzitempo anche lui. Forse Miriam e i suoi 7 figli sono rimasti soli, ed il primogenito Yeshua era probabilmente molto più grande dei suoi fratelli. Diventa capofamiglia. Miriam probabilmente guadagna qualche soldo come filatrice, e Yeshua approfitta dell’opportunità offerta a molti tekton (normalmente tradotto come falegname, ma con il più probabile significato di scalpellino – lavoratore edile a giornata) dalla ricostruzione della città di Sefforis, a solo un ora e mezza di cammino da Nazareth dove la famiglia resiedeva.

 

Cosa è successo dopo? Non si sa… si sa soltanto che una volta avuti 30 anni Yeshua, colui “che è detto figlio di Yosef” (ma che non lo è, non dimentichiamolo) fa qualcosa che lo porta alla ribalta. Alcuni pensano che diventasse un Rabbi, che abbia iniziato una predicazione spirituale sul Regno che non è di questo mondo. Altri ritengono che invece abbia voluto rivendicare il Trono di Davide. Che abbia preso coscienza della sua origine Regale, e abbia – consapevolmente e volutamente magari – compiuto gli atti che hanno permesso alle profezie di realizzarsi. Ecco allora che entra in Gerusalemme a dorso d’asino, ecco che rovescia i tavoli dei cambiavalute al Tempio. Ecco che viene salutato entusiasticamente al grido di “Osanna al figlio di David” da quella stessa folla che gli preferirà solo 3 giorni dopo Barabba e lo menderà a morte sulla croce.

 

Ma torniamo alla mite Miriam. Di lei cosa sappiamo? Che ha seguito suo figlio nei suoi pellegrinaggi per la terra di Palestina, che faceva parte del suo seguito. Che era presente ai piedi della croce. Davvero?

 

I documenti pervenutici parlano di donne presenti sotto la croce ad assistere alla morte di Yeshua. (per inciso, la crocifissione era riservata ai nemici politici di Roma, non ai predicatori. I colpevoli secondo la legge del Tempio di bestemmia o sedizione venivano eventualmente lapidati, non crocifissi). Documenti diversi riportano elenchi diversi rispetto alle donne che hanno guardato Yeshua agonizzare. Gli uomini, sappiamo, i suoi fedeli discepoli, si erano dileguati molto rapidamente vista la mala parata.

 

Uno di essi indica come presenti “Maria (Miriam) di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e Ioses e Salomè”; un altro dice “Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe e la madre dei figli di Zebedeo”. Soltanto in un caso (Giovanni 19,25) la madre di Yeshua viene esplicitamente menzionata: “Maria madre di Yeshua, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria la Maddalena”

 

Tutte Marie, tutte Miriam. Era il nome femminile più diffuso.

 

Quello che salta all’occhio è che nei primi due elenchi, Maria non è nemmeno menzionata come la Madre di colui che sta morendo. Sappiamo che c’è perché viene indicata come madre degli altri suoi figli (Ioses, Giuseppe, Giacomo) che sappiamo essere fratelli minori di Yeshua. Ma lei, la più dolente, la più addolorata, colei che più di tutte stava perdendo in quel momento – un figlio! – sembra quasi dimenticata.

E chi è mai questa Maria di Cleofa che appare nel terzo elenco?

 

Quello che c’è qui è la storia di una Donna che ha vissuto e sofferto nel mondo vero. Una donna che ha avuto un figlio illegittimo (forse ha subito violenza, forse ha sfidato la legge del Tempio per amore), che era stata promessa ad un uomo vecchio e ne aveva in seguito probabilmente sposato il fratello, vecchio lui pure. Una donna che è rimasta due volte vedova, che ha cresciuto 7 figli da sola con l’unico aiuto del suo primogenito poco più che adolescente, che ha vissuto gli anni della dominazione straniera, e che ha visto suo figlio ascendere e cadere nel peggiore dei modi, e morire nel modo più atroce.

 

Tutto quello che oggi ci si ricorda di lei è che aveva un viso angelico e che era Vergine. Vergine, la sua perpetua verginità è tutto quello che interessa di questa donna straordinaria che ha tanto sofferto. Abbiamo ucciso la Donna vera e vitale e fatto vivere una santa ascetica e lontana.

Abbiamo cancellato la sua storia e l’abbiamo buttata a viva forza in una immaginifica versione della sua vita che non le rende giustizia, ne a Lei ne a suo figlio che pure ha sofferto per i suoi ideali e i suoi desideri.

 

Il tutto ad opera di uomini (nel senso di maschi) vissuti centinaia di anni dopo di Lei che non le hanno dimostrato ne amore ne rispetto. Uomini, come coloro che davanti alla croce sono fuggiti lasciandola sola a piangere suo figlio..

 

Povera Miriam tradita.

mercoledì 25 ottobre 2006

Per Essenza (e per tutti)


Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.


Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantita` di cose dai dotti.


Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?


E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avra` deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.




E' il viaggio quello che conta, non la meta!!


A.




lunedì 23 ottobre 2006

VECCHIAIA


 


Lui, 6 anni:  mamma, ma perchè la nonna A. dice sempre che non riesce più a fare niente?


Io: è anziana amore (ha 90 anni, ndr), spesso le persone anziane si preoccupano un po' troppo.


Lui: ma perchè???


Io: in realtà, a volte le persone anziane sono solo tristi di essere anziane e di non poter più vivere come facevano una volta 


Lui: ma perchè mamma? Non lo sa la nonna A. che la Vecchiezza è il segno della Saggezza?



 



Anche la giovane età alle volte non scherza un accidente.



A.

venerdì 20 ottobre 2006

EBBENE... CE L'HO FATTA!!


 


 

VESTITINO NUOVO

Ho cambiato il vestitino al Blog.


Mi fate tutti quanti un mare di invidia, voi che leggete, perchè siete bravissimi a personalizzare i vostri blog... io mi accontento dei template preimpostati....


prima o poi riuscirò almeno a capire come diavolo si pubblicano le fotografie....


:-)


A.

Benedetto DecimoSesto

Ieri il Papa ha dettato le linee guida della Chiesa per i prossimi 10 anni.


Ha detto che la Chiesa non fa politica (e ammetto che qui ho avuto 2 decimi di secondo di ammirazione per lui), ma che deve comunque salvaguardarsi da:


1. scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori, in particolare ruguardo alla tutela della vita umana e alla protezione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell'ordinamento pubblico altre forme di unione


2. forme di amore debole e deviato


Volevo commentare queste dichiaraizioni, ma francamente ora che le riporto (testualmente) mi pare che si commentino da se'. Io parole non ne ho più.


Spero solo che tutti - non solo gli omosessuali (deboli e deviati, poveretti loro...) - abbiano un definitivo e assordante moto di indignazione davanti a tanta studiata ipocrisia.


A.

GUARIGIONE

"Le prime volte è successo senza che neanche me ne rendessi conto. Uno sguardo, una parola, possono curare, lo sanno tutti, non sono certo il primo guaritore che opera in terra di Palestina (...) E' necessario prendere tempo, concentrare le proprie energie e dedicarsi completamente a colui che soffre. A volte bisogna persino essere capaci di assorbire la sua sofferenza. Chiunque può farlo e anche io mi sono messo d'impegno. Si, ho toccato le piaghe, ho sostenuto sguardi di sofferenza e ho anche fatto nottate al capezzale degli ammalati. Mi sedevo accanto agli infermi, a diretto contatto con loro, e cercavo di trasfondere un po' di quella forza che sentivo circolare dentro di me; parlavo con loro, cercavo di trovare una via d'uscita alla loro sofferenza e li impegnavo a pregare, a scoprire un pezzo d'amore dentro loro stessi. Chi ci riusciva stava meglio. Gli altri, no. (...) Io non ho alcun potere, salvo quello di aiutare ad aprire la porta che, in fondo ad ognuno di noi, conduce a Dio."

Da "Il vangelo secondo Pilato" di Eric-Emmanuel Schmitt

Questo breve passo mi ha commosso.
Seduto accanto ai malati, trasfondendo coraggio e guarigione con la forza delle parole e del tocco....

Non è questo che noi, tutte noi madri del mondo, facciamo fin dall'inizio dei tempi?

mercoledì 18 ottobre 2006

VALORE AGGIUNTO.

Eh, si fa presto a parlare di valore aggiunto.


Cazzarola.


Oggi sono proprio... non so nemmeno io come sono. Arrabbiata, sconsolata. Un mix dei due.


Svolgo il mio lavoro con perizia e con amore - si con amore perchè mi piace e mi diverte, e ci credo - ma mi rendo vieppiù conto che il MIO concetto di come deve essere fatto è incompatibile con il SUO.


E per  "suo" intendo quello del mio diretto superiore, che è poi il direttore generale della società. Oh yeah.


Vivo questa realtà ormai da molto tempo. Sono mondi incompatibili: io parlo di persone, lui risponde con numeri. Il mio gruppo - il gruppo di cui sono responsabile - è composto da 20 persone; per me sono individui in carne ed ossa (bella parola, individui. Da il senso dell'unicità), con nome e cognome, con una storia, una vita privata, gioie e dolori. Due sono fidanzati tra loro, stanno comprando casa. Una ha 3 figli e un marito con cui quasi non parla. Uno è omosessuale, e non vuole ammetterlo. Due hanno una tresca clandestina, e fanno finta di niente. Una sta per sposarsi, una è innamorata di uno che non la vuole, un'altra sta cercando casa e amore tutto in un colpo solo. Uno è talmente giovane da faticare ancora coi congiuntivi (....). E così via.


Io sono il loro capo, e va bene. Però se hanno un problema li ascolto, se hanno una necessità cerco di venir loro incontro, valuto le situazioni caso per caso prima di decidere una linea di azione anche davanti ad un errore. Tengo conto dei carichi di lavoro, tengo conto della disponibilità di ognuno, cerco di incoraggiarli ed incentivarli.


Invece sembra che le persone non siano persone, ma pezzi di quello che fanno. Quante ore di servizio, quanti euro di fatturato, quanti euro di errori, e così via. Uno non è un individuo, ma 40 ore settimanali o 150 mila euro di fatturato. Si ragiona per tabelle. Si risponde alla gente con un grafico.


Io non ne posso più. Non ne posso davvero più. Non è vita questa. Non è il modo di lavorare.


Periodicamente mi dico "che si fotta" e smetto di mettermi problemi per tutti gli altri. Ma dura poco, non ce l'ho nel dna. E così ricomincia la giostra, una parola di troppo, una stretta allo stomaco. Una notte passata a pensare, un'alba ancora senza soluzioni.


Finchè succede qualcosa.


Ieri.


Ho ascoltato uno dei "ragazzi" che sembra particolarmente demotivato.


Gli ho offerto una soluzione.


Lui l'ha rifiutata.


Proprio così, mi ha risposto "no grazie, io passo".


Come dire, non mi interessa. Tu mi hai incoraggiato e io me ne frego.


Ci sono rimasta male fino alle lacrime. Non mi era mai successo di piangere in ufficio. Ma ieri proprio è stata una stilettata. Perchè ho pensato, se anche loro mi tradiscono, allora forse sono davvero io quella fuori posto. Forse bisogna veramente ragionare a compartimenti stagni, tenere il naso turato x 8 ore al giorno, tornare a casa e cominciare a vivere solo allora.


Così sono diventata "lui".


Ho risposto al disagio della mia persona con i numeri.


Glieli ho spiattellati davanti uno a uno, gli ho fatto vedere che il suo disagio non è "supportato dalla statistica". Ebbene, mi ha risposto hai ragione.


Avrei preferito un bel "vaffanculo, io sono un uomo e non una statistica".


Invece evidentemente, sono io che lo vedo come tale. Lui E' di fatto una statistica. E con lui tutti gli altri 19.


Mio dio che tristezza.


Che grande enorme incommensurabile tristezza.

lunedì 25 settembre 2006

REPORT SPECIAL

Ho seguito la puntata di ieri sera di Report Special, su RaiTre.
Di solito non lo faccio perchè mi incazzo troppo, tuttavia l'argomento era l'attentato al WTC del 11 settembre, pertanto mi è parso doveroso ascoltare. E' vero, si tratta di un programma di "giornalismo investigativo" che va a sfruculiare nel torbido a volte persino più del dovuto, ma ragazzi... ieri sera mi si sono rizzati i capelli sulla testa.

L'ipotesi velatamente (ma mica tanto) presentata è che il governo degli stati uniti fosse come minimo tacitamente assertivo - se non attivamente coinvolto - negli attacchi aerei. Sulla base di alcune risultanze che qui vi espongo con necessaria brevità.

1. La versione ufficiale è che le torri gemelle siano crollate sotto il peso degli aerei improvvisamente piombati loro addosso e degli incendi in seguito sviluppati. ma dall'analisi dei crolli fatte tramite le innumerevoli sequenze filmate disponibili sembra che le torri siano state minate, e siano crollate alla maniera in cui cadono i palazzi che vengono volontariamente abbattuti. Lo stesso dicasi per l'edificio no. 7 tel WTC, crollato anch'esso al medesimo modo, senza che alcun aereo vi si abbattesse sopra.

Se il WTC è stato davvero minato, si apre la questione di chi lo abbia fatto, e quando. E in quanto tempo. E se i controlli di sicurezza non abbiano funzionato (gravissimo) oppure se proprio non ci siano intenzionalmente stati (ancor più grave)

2. esistono procedure che prevedono, in caso di un aereo che esca dalla sua rotta senza rispondere ai richiami della torre di controllo, che tale aereo venga intercettato da caccia militari allertati dal controllo aereo. Questo ha funzionato, ad esempio, nel 1999 nel caso di un piccolo velivolo schiantatosi lontano dalla sua rotta - un caso famoso perchè vi ha trovato la morte un famoso golfista. in qualcosa come 21 minuti dall'uscita di rotta, 2 F16 si sono affiancate all'aereo che sarebbe poi precipitato. L'11 settembre invece, pare che TUTTI gli apparecchi militari eccezion fatta per 8 - dico 8 di numero in tutti gli stati uniti - aerei fossero impegnati in esercitazioni e simulazioni anche fuori dal territorio americano; inoltre le comunicazioni erano rese difficili dal fatto che non si capiva - a quanto dicono gli interessati - se le informazioni che passavano fossero relative alle esercitazioni oppure fossero reali. Insomma il caos totale, e gli aerei non sono stati intercettati per tempo.

3. A quanto pare non ci sono resti, residui ne fotografie o filmati relativi all'aereo caduto sul pentagono. Volatilizzato. Il foro d'entrata dell'aereo nell'edificio a quanto pare ha un diametro di circa la metà di quello dell'aereo che l'avrebbe colpito.

4. nel 2000 (o nel 1999 non ricordo) sembra ci fosse un'intenzione della presidenza circa un'operazione bellica in Iraq, a scopi forse economici (vi ricordo gli ineteressi petroliferi della famiglia Bush), ma un sondaggio condotto tra gli americani (sarebbe meglio dire tra gli elettori) mostrò che oltre la metà della gente intervistata era contraria all'impiego delle armi nuovamente nel golfo persico. Pare esista un rapporto alla casa bianca che dice che per portare la gente a cambiare idea sarebbe stato necessario "un evento catalizzatore tipo Pearl Harbour". un anno dopo, ecco l'evento.

5. a seguito del crollo del WTC sono stati liberati nell'atmosfera newyorkese tonnellate di residui e pulviscoli, alcuni anche tossici (diossine, metalli pesanti di vario genere tra cui piombo, amianto ecc...). Due giorni dopo, dicesi due giorni dopo l'evento, la commissione per l'ambiente da il via libera a tutti di rientrare nelle proprie case, testimoniando che l'aria è OK. La verità sembra invece che ci fossero concentrazioni di sostanze tossiche tra le 600 e le 1300 volte superiori al consentito, ma che questo sia stato non solo taciuto, ma nascosto al fine di riaprire Wall Street. Oggi, oltre metà delle persone abitanti nell'aerea e dei volontari/pompieri/chivoletevoi che hanno lavorato a Ground Zero soffrono di malattie respiratorie.

Ora io francamente non so se tutto questo sia vero. Non ne ho idea.
Quello che penso è che se anche solo la metà di questo corrisponde a verità, allora forse nel caso del terrorismo di matrice islamica non ci sono i buoni e i cattivi, ma i cattivi e quelli ancora più cattivi, e che francamente da qualunque parte dell'oceano stiano, siamo ben ben mella merda tutti quanti.

parere personale.

A.

venerdì 22 settembre 2006

MADRI E FIGLIE

Certe madri non imparano mai,
e certe figlie nemmeno, a volerla dire tutta.
Abbassi la guardia un attimo, ed eccoti servita, una bella stilettata ad hoc di quelle che erano anni che non ne vedevi più arrivare.

Ed in un attimo sei di nuovo la figlia inadeguata, la bambina cattiva.

Rialzi la guardia immediatamente
giuri e spergiuri che non lascerai che accada di nuovo.
Ma in 30 e passa anni quante volte hai fatto a te stessa quel giuramento? Hai smesso di contarle circa 15 anni fa, quando non ti sono più bastate le dita, incluse quelle dei piedi.
E sai benissimo, nel momento stesso che lo stai formulando, che non lo manterrai.
Che starai allerta per un po', che le cose miglioreranno, e che quando abbasserai la guardia di nuovo (perchè lo farai, oh se lo farai) zac, di nuovo tutto daccapo.

Certe frasi sono dette per ferire, non ci sono storie.
E se ti fa strano pensare che tua madre agisca con consapevole cattiveria, ad un certo punto devi arrenderti all'evidenza che o è così, o è stupidità. E' una dinamica che va avanti da troppo tempo, la strategia del senso di colpa è troppo radicata per essere casuale. E a parte tutto, tua madre non è stupida.

Ingoi, perchè non puoi fare scenate davanti a un bambino di 6 anni. Lui devi tutelarlo, a costo di tenerti quel familiare nodo nello stomaco fino alla fine dei tempi. Ingoi. La voce tace, ma la pancia urla.

Se ti lasci prendere dai ricordi, è finita, la notte insonne è assicurata.
Ma  tutti i tasselli del mosaico vanno al loro posto verso le 3 del mattino, quando l'emotività è stemperata dalla razionalità dei tuoi 35 anni, quando puoi guardare le cose con un po' di distacco, perchè ora è tutto diverso, dormi in un letto tuo, in una casa tua, con una tua famiglia, che gestisci come tu decidi e desideri. Il tempo del pianto chiusa in bagno è passato per sempre.

Sei una Donna cazzo. Mettiti a dormire.

martedì 19 settembre 2006

SULLA LIBERTA'

O meglio, sul mio concetto di libertà, poichè non desidero essere arrogante o presuntuosa nel ritenere che tutti abbiano la mia medesima opinione.

La libertà è il bene maggiormente agognato da tutti, è forse l'unica cosa che sia veramente universale, che sia auspicabile per ogni persona di ogni nazionalità, sesso, religione, professione o cultura.
Vogliamo tutti sentirci liberi e lo facciamo "liberandoci" appunto di ogni ostacolo sulla via verso la perfezione: un marito geloso, un capo intransigente, un'amicizia ingombrante, una madre onnipresente.

Molte donne sopportano questo tipo di persone, e per sfuggirvi attuano strategie che di fatto le rinchiudono in una prigione, e neppure se ne rendono conto, e la chiamano libertà. Perchè riescono apparentemente a fare quel che vogliono, ma a quale prezzo?

Abbiamo voglia di un pomeriggio di tranquillità. Andiamo dal nostro capo e gli inventiamo una dolorosa seduta dal dentista (susu, non fate quella faccia, l'abbiamo usata tutti questa scusa ;-) otteniamo la nostra desiderata mezza giornata di permesso e la usiamo per andare a far shopping. Siamo libere? Non direi.

Abbiamo un ex fidanzato che non si rassegna, cambiamo il numero di cellulare per farlo smettere di chiamare alle 3 del mattino. Raggiungiamo lo scopo, ma siamo libere? Non direi.

Viviamo ancora con dei genitori magari un po' vecchio stampo che amano sapere tutto della nostra vita, quante volte ci sentiamo consigliare o utilizziamo l'adolescenziale principio "di loro quello che vogliono sentire e poi fai quel che ti pare"?? E' libertà questa?

E che dire di un marito eccessivamente geloso? Abbiamo voglia di un aperitivo con le amiche, ma non possiamo dirglielo perchè si arrabbierebbe... allora inventiamo una riunione improvvisa per farlo star tranquillo. Con le amiche usciamo, si, ma lo facciamo da donne libere?

La libertà sta dentro noi stesse.
Se siamo costrette a nasconderci per ottenere o fare quel che desideriamo non saremo mai libere.
Costruiamo attorno a noi una prigione, poco a poco, mattone per mattone, che ci tiene dentro, belle chiuse nel nostro nido di segretezza, con sulla testa la spada di damocle dell'incrinarsi della nostra torre, che metterebbe in crisi tutta la nostra vita.

Libertà è non nascondersi. Libertà è dire al capo che quello che facciamo con le nostre ore di permesso sono affari nostri, libertà è dire a nostro marito che un aperitivo con le amiche non mette in crisi un matrimonio e a nostra madre che la nostra vita è nostra e ne facciamo quel che crediamo. Libertà è anche il coraggio - e la responsabilità - delle nostre opinioni, da difendere e da sostenere anche quando sono scomode, davanti a chiunque, con calma ma con fermezza. Perchè le nostre opinioni sono lo specchio di quello che siamo, e abbiamo il diritto ed il dovere di essere accettate per tali.

Libertà è aver costruito nel tempo rapporti di fiducia e non di dipendenza con le persone che vivono vicino a noi, che non vengano compromessi dallo spazio che desideriamo prenderci per noi stesse, o da una menzogna raccontata malignamente (o peggio, da una menzogna "a fin di bene")

La libertà sta dentro noi stesse, è il nocciolo - o meglio la ricerca del nocciolo - del nostro io più intimo

Ed è anche una delle cose più difficili da conquistare in assoluto, la libertà quella vera.

lunedì 18 settembre 2006

ORDUNQUE...

Immaginavo che il mio precedente post avrebbe suscitato qualche leggero commento.
Avevo pensato che sarei stata additata come "amica del giaguaro" e mi preparavo a rispondere a questo. Ma... in verità quei (pochi) fidati intimi che mi leggono sono parsi attratti da tutt'altro.

Vai a capire.

Il commento che ho ricevuto è stato "aaahhh ma allora vedi che sei religiosa, se sei intransigente come Bernardo Guy?"


Bene, passo a spiegare.

Essere religiosi NON significa riconoscersi nella chiesa cattolica. Lo so, probabilmente pecco di presunzione (o di ingenuità) a voler parlar tanto chiaro, ma che potete farmi, bruciarmi sul rogo? Al diavolo ;-)

Io credo che sia giusto e doveroso essere intransigenti in fatto di religione. La religione implica - per coloro che ci credono - un diretto e personale repporto con una divinità, non mi pare cosa da prendersi sotto gamba.

Ora io resto sempre un po' basita davanti a chi dice che la chiesa cattolica (ne parlo perchè siamo in italia e l'abbiamo continuamente sott'occhio) deve adeguarsi ai tempi se non vuole perdere credibilità, e deve aggiornare i suoi dogmi in materia di divorzio, aborto, contraccezione, omosessualità ecc.... Dico. Stiamo veramente dicendo che Dio deve adeguarsi ai cambiamenti sociali umani?

Io sono una fautrice del rigore religioso nel senso che se credi che Dio abbia parlato, beh, difficilmente sarà possibile fargli cambiare idea. Pertanto quelle direttive che per chi ci crede arrivano direttamente dalla sua voce non possono giustamente essre modificate. La chiesa cattolica è una istutuzione privata, potente, numerosa, e che ha tutti i diritti (e i doveri, se parliamo di ciò che Dio ha dettato) di mantenere un ferreo rigore AL SUO INTERNO.
E' una organizzazione che si da le proprie regole, chi desidera farne parte, le accetta.

Altro è il discorso quando si pretende che tali regole diventino legge dello stato, e pertanto che debbano valere per chi fa e per chi non fa parte di quella organizzazione. Questo non è accettabile, mai, in nessun caso. Come se io dovessi sottostare alla legge francese pur abitando in italia, per dire.

Ma chi sceglie una via ne accetta le regole, non ha senso dire "si, sono cattolica, vado a messa, ma non ho intenzione di mantenermi casta fino al matrimonio". Allora non sei cattolica, magari credi in dio (o in un dio) ma non sei assolutamente cattolica; dillo e prenditi le tue responsabilità.

Ancora meno senso ha chiedere che la chiesa di adegui ai tempi. NO.
Se ne sente l'esigenza appunto perchè le regole che la Chiesa si è data nel tempo sono passate a regolare la vita dei cattolici e dei non cattolici, ma la soluzione a questa assurdità non è pretendere che un Dio si adegui alle nostre esigenze.

Con questo non voglio dire che io sia dello stesso parere del prete riguardo agli omosessuali o all'aborto. Però sono del parere che quando ti metti sulla strada di Dio (qualunque sia il dio che preghi) devi accettare le sue regole, non pretendere di imporgli le tue.

venerdì 15 settembre 2006

ORIANA, IL PAPA ED ALCUNE CONSIDERAZIONI

La morte di Oriana Fallaci, nota e apprezzata portabandiera dell'orgoglio occidentale contro il terrorismo di matrice islamica, arriva nel pieno della bufera scatenata dalle ultime dichiarazioni di Benedetto Decimosesto su Maometto.
Non le ho sentite in diretta, tali considerazioni, ma a quanto mi consta ha detto qualcosa come "cercate cosa ha fatto Maometto e troverete solo cose brutte". O simili. Le reazioni del mondo islamico sono state immediate e comprensibilmente abbastanza risentite.

Io ho sentito la notizia stamattina in macchina mentre venivo al lavoro (lo sciopero dei mezzi mi costringe a lunghe cavalcate sulle 4 ruote, tanto per gradire)e mi sono concessa alcuni voli pindarici della mente.

Mi domando: è possibile che un Papa possa aver commesso un'ingenuità in buona fede? Mmhh. Difficile. Sarebbe come dire che, che so, l'Imam di Gerusalemme in visita diplomatica in inghilterra dichiarasse che Gesù è un truffatore perchè non è risorto e che lo spirito santo non esiste. Al di la del fatto che possano magari essere tesi anche condivisibili, sarebbe una intollerabile mancanza di rispetto - intollerabile anche per una come me che con la chiesa ha ben poco a che spartire. Lo stesso penso valga anche al contrario.

Posto dunque che Ratzinger abbia mancato di rispetto a qualcosa come un miliardo e rotti di persone al mondo, possibile mai che l'abbia fatto senza volere? Francamente io non penso proprio. Penso piuttosto che abbia voluto esprimere una precisa presa di posizione, e che con l' abilità dialettica di un uomo estremamente colto abbia lasciato zone di luce ed ombra al fine di poter poi alzare le braccia e dire che "non intendeva certo significare che....", strizzando l'occhio invece a una certa casta di cattolici intransigenti che al contrario sanno benissimo cosa voleva significare. Basta vedere i salti mortali che Padre Lombardi sta facendo in queste ore.

Ora, io sono certa che il pensiero diciamo così negativo espresso dal papa nei confronti dell'islam sia condiviso da più di un occidentale, cristiano o meno. Soprattutto all'indomani dell'anniversario delle Torri Gemelle (altro caso fortuito?). Trovo però che una carica istituzionale, un capo spirituale, uno dei pochi uomini di cui si possa davvero dire parlino al mondo intero, dovrebbe usare un po' più di prudenza. "chi ha più buon senso lo usi" diceva mio nonno, che veniva ascoltato solo da pochi eletti.

"Se un uomo di religione o uno scienziato critica la storia di una religione o i membri di quella religione, possiamo discuterne. Ma quando si mette lingua sulle cose sacre, sul Libro sacro e sul suo Profeta, questo è segno di arroganza, di ostilità e dà luogo a una maldicenza che attizza la lotta di religione"

Sono stupita e sconcertata di trovarmi daccordo con queste parole, primo perchè provengono da un capo spirituale (categoria che mi è leggermente ostica), e secondo perchè è il capo di una fede che non è la mia. Eppure è così.

Sappiamo tutte cosa può fare la chiesa cattolica quando decide di intraprendere una "lotta di religione". Il passato parla chiaro, e se non ci sono state torri gemelle di stampo cattolico è stato solo perchè i mezzi tecnologici non lo conentivano. Credo che sia ingenuo pensare che l'occidente sia la vittima e l'islam il lupo cattivo (benchè io NON stia decolpevolizzando i terroristi, sia chiaro). Credo anzi che l'occidente abbia unghie ben affilate, e che l'arrotino segga esattamente sul soglio di Pietro.

Non apprezzo minimamente questo papa. Ma proprio neanche un po'.

Giovanni Paolo II era un uomo d'altro stampo.
Ora magari sembrerò una devota e pia donna che piange per il suo perduto papa, ma chi mi conosce sa che così non è.
Non entro nel merito delle sue dissertazioni sulla dottrina e sulla fede (era un intransigente e un misogino, benchè io abbia sull'intransigenza religiosa opinioni degne di Bernardo Guy ;-), ma penso avesse un'intelligenza politica notevole.
Non è necessario che tutti ci amiamo e ci adoriamo reciprocamente, ma il rispetto è fondamentale ed irrinunciabile.

Questo, penso che l'inquisitore tedesco non l'abbia ancora compreso.

ORIANA

E' morta oggi a Firenze Oriana Fallaci.


L'ho apprezzata molto per il suo acume, per la sua passione, per i suoi romanzi anche, e per quanto ha sempre saputo trovarsi al centro delle cose, davanti alle persone che hanno fatto la storia.


Ultimamente però il suo pensiero aveva preso una via troppo integralista per me, che non mi sono sentita e non mi sento di condividere nemmeno ora.


All'indomani dell'11 settembre, tutti abbiamo provato le cose che lei ha scritto nel suo La Rabbia e l'Orgoglio. Ma credo che una personalità tanto in vista, una voce tanto ascoltata avrebbe dovuto usare maggior prudenza; fuor di polemica e fuor di banalità, ravvivare la fiamma dell'odio non può giovare a nessuno.


Per questo sono particolarmente infastidita dalle ultime dichiarazioni del Papa sulla figura di Maometto.


Un uomo nella sua posizione non può denigrare la figura più importante di un'altra religione, e pensare che nessuno se ne accorga. E proprio perchè mi rifiuto di pensare che sia stato involontario, lo trovo tanto più negletto, e in parte pericoloso.


Il suo predecessore - senza entrare nel merito dell'opera teologica - aveva una intelligenza politica che questo inquisitore tedesco si sogna.....

mercoledì 13 settembre 2006

ELOGIO DELLA BANALITA'

Delle volte mi domando:
perchè dobbiamo essere originali ad ogni costo?
Mi spiego meglio.
Una cosa è ragionare con il proprio cervello e avere la propria voce.
Una cosa è la ricerca dell'originalità ad ogni costo, perchè bisogna essere smart.
Bisogna stupire, bisogna dire o fare cose mai sentite o mai viste.
E perchè, di grazia?

Per esempio.
Io ascolto musica, come tutti.
Buona musica, cattiva musica... non lo so. Musica che mi piace.
Cerco nella musica un'emozione, un fremito. Che può essere legato a qualunque cosa, a un ricordo, a una parola, a un odore particolare che mi torna alla mente ascoltando quel brano, perchè l'avevo ascoltato quella volta, sulla spiaggia di sera, con quel biondino di cui non ricordo nemmeno più il nome ma che mi ha lasciato sensazioni sulla pelle....
Quel brano mi piace, perchè mi emoziona.
Se poi è semplicemente un fraseggio in cui cuore fa rima con amore, chissenefrega.
Discussioni interminabili con certuni amici durante le serate "tra adulti" che ogni tanto (sic!) capitano attorno alla questione che magari musicalmente parlando quel particolare pezzo non sia "originale", che sia "scontato" o "già sentito".
Meno lodevole, perchè "banale".
Ma le cose banali devono essere per forza false o stupide?
Loro ascoltano la musica come tanti tecnici del suono, ne scompongono la struttura, ne dividono i suoni dei vari strumenti - e sono ingrado di escludere il tutto per ascoltare attentamente uno strumento per volta -, nominano a uno a uno (e in ordine alfabetico) tutti gli effetti sonori coinvolti, discorrono su quale artista abbia utilizzato più o meno bene quel particolare sound, e quando, e chi l'abbia fatto per primo. Chi sia l'"originale".

Ma se in un moto di straordinario ottimismo provo a chiedere: si, ma che sensazioni ti da?, mi guardano come per chiedermi dove io abbia parcheggiato l'astronave.

La mia impressione è che originalità e spontaneità spesso facciano a cazzotti, e che siamo portati a privilegiare la prima a scapito della seconda; che spesso tutta questa originalità sia fittizia, che magari alle volte uno preferirebbe infilarsi sotto il piumone a vedere il Dirty Dancing per la duecentesima volta bevendo camomilla dolce (e piangendo come l'adolescente che era la prima volta), ma invece si tira su da battaglia (leggi: si mette elegante e very very trendy)e va alla festa inaugurale di un nuovo, originalissimo american-pub-happy friday bar con un arredamento da paura dove servono cocktail dai nomi impensabili - ma che di fatto sono poi sempre coca e rhum...

Beh, io passo. Resto a casa a guardare il film. Fanculo se la storia è scontata.

martedì 12 settembre 2006

ED ECCOMI QUI...

... di ritorno, dopo un lungo riposo
ci voleva...

giorni di mare ad osservare tutto, a godermi quello che solitamente mi manca... il tempo, la gente, le facce delle persone che mi passano accanto e che normalmente non guardo nemmeno.

E' tempo.

Anzi, è Tempo.

Non ho più nulla da dimostrare, ne agli altri (non che me ne sia mai importato gran che a dire il vero) ne a me stessa.

Chiamatelo orologio biologico, chiamatelo "tempus fugit" chiamatelo come vi pare.

Io lo chiamo il Tempo della Madre

E' giunto.

venerdì 4 agosto 2006

MAMMA MIA!

E' passato un sacco di tempo.


Che brutto quando ci si lascia assorbire talmente dal ritmo soffocante della routine da non trovare nemmeno due minuti per se stessi, o per intrattenere relazioni che nn siano strettamente legate al lavoro o alla famiglia.


Certo è colpa mia! Ogni tanto mi capita così, mi lascio sommergere, mi lascio prendere dalla convinzione di  "non avere nemmeno un attimo per...." e questa è una trappola potente, una spirale che ti trascina sempre più verso la mancanza di tempo.


Si è tentati di risparmiarlo, il tempo. Anzi, il Tempo, maiuscolo. E più viviamo in fretta, per risparmiar tempo, più esso ci manca, meno ne abbiamo. E boccheggiamo, e cerchiamo le ragioni nel lavoro, negli impegni, nel "tran-tran" della vita quotidiana che non ci lascia tregua.


Invece il Tempo è dentro di noi. Ognuno ha il proprio, chiuso in un nocciolo giù giù in profondità, e questo nocciolo scandisce il suo ritmo. Ci chiama, ci chiama continuamente per esortarci a seguirlo, ma noi niente, sordi e ciechi, continuiamo imperterriti a violentare il povero nocciolo che non ha ormai più voce, e sussurra sempre più adagio...........  e diciamocelo, sentire un sussurro nel bel mezzo del traffico dell'ora di punta non è mica facile.


Bello sarebbe poter seguire il Ritmo e il Tempo nostro interno. Bello sarebbe seguire le maree e le stagioni, il sole e la luna, la notte e il giorno. Bello sarebbe recuperare un po' di armonia, poter rallentare e riassestarci, ritrovare un po' di equilibrio tra fare ed essere.


Al massimo, quel che ci concediamo, è di buttare orologio e cellulare durante le vacanze... e ci sentiamo tanto selvaggi per averlo fatto... mentre il noccolo si spegne.


Che tristezza.


A.



Piccolo consiglio non richiesto: leggete MOMO di Michael Ende.

martedì 20 giugno 2006

DUE ANIME

Sempre insieme, eternamente divise queste due anime che convivono dentro di me, ognuna tendendo all'opposto della sua gemella, ma contemporaneamente così strettamente legate, unite, inscindibilmente fuse l'una nell'altra. 


L'una vuole quello che l'altra ha, l'altra vuole tutt'altro... e quando lo ottiene, tutto daccapo... 


Ahimè, questo cerchio che rincorre se stesso ogni tanto mi fa venire il mal di testa... nondimeno sono lieta di questa altalena che ogni giorno mi ricorda chi sono e di Chi sono figlia.


Come per tutte le donne, la ricerca non finisce mai, non termina mai.


Come per tutte le donne ci sono scelte da compiere, sacrifici da ponderare, interessi da conservare, momenti da trattenere. Ad ogni giro di boa il conto viene presentato... e se si schiva una volta, non è detto che si possa schivare per sempre.


Cosa è importante e cosa no, questa è la vera domanda, a cui ogni donna deve rispondere, e la cui risposta non soddisfa mai in pieno nessuna di noi. Perchè implica comunque una rinuncia.


Due anime convivono in me, convivono in tutte noi. Equilibrarle è la sfida di una vita.


A volte si vince, a volte si perde.


L'importante è non pentirsi.